Albertini Paolo












Nel panorama artistico della fotografia italiana Albertini occupa un posto non facilmente incasellabile. Ad un primo superficiale esame la sua fotografia può apparire canonica, tradizionale, ma conoscendolo, osservandolo con costanza ed attenzione, scopriamo in lui un autore che va oltre la semplice sintesi figurativa. Le sue ricerche fotografiche oscillano spesso, anche per puro e semplice divertimento, tra il racconto metaforico, il virtuosismo espressivo o una vaga intonazione surrealista. Albertini è un rivelatore straordinario di universi interiori. La sua sensibilità gli permette di scoprire relazioni magiche tra forme, luoghi, simboli, colori.

L’autore romano è un artista poliedrico, i suoi moti interiori nascono e si sviluppano grazie ai vasti interessi culturali che lo immergono sempre in mondi nuovi tutti da scoprire… E’ così che si cala nella musica, vivendola; nello sport, assorbendolo; nel mare… nella barca… nelle vele, fagocitandoli.

Non si occupa Albertini di problematiche sociali o politiche, così care ad altri autori del suo tempo, lui è fotografo di incantamenti, lui è cacciatore del bello. Le immagini di Albertini ricordano architetture ardite, città immaginarie,  arabeschi dell’anima, labirinti dello spirito. Al loro interno si collocano elementi diversi, fatti di forza e poesia, d’acqua e potenza, vento e materia. Ne deriva una sorta di mondo interiore parallelo, continuamente in bilico tra visibile e invisibile, tra astratto e figurativo, tra oggettivo e spirituale.

 Anche in questa rassegna di foto, dal titolo “L’altra donna”, Albertini continua a darci il suo modus  di raccontare le cose: l’altra donna, come il nome di una barca; l’altra donna, come un secondo grande amore, l’altra donna, come miriadi di oggetti da vivere, possedere, gestire, governare.

L’altra donna, completamente immersa in elementi fluidi, avvolgenti, eterei,  senza i quali non vivrebbe: il vento, l’acqua… e l’amore per il mare.

 

              Roberto Zuccalà