Gaberthuel Walter












 l’impalpabile realtà

di Roberto Zuccalà

Al tempo dei suoi anni verdi Walter Gaberthuel è stato un atleta di buon livello, il suo interesse per la fotografia si insinuerà in lui più tardi e più lentamente.  Poi, come un seme che germoglia, il semplice interesse esploderà in un profondo amore.   Amore ricambiato peraltro, nel tempo infatti la fotografia si piegherà e si lascerà plasmare dalle visioni e dai sentimenti dell’autore elvetico.  

Agli inizi, la modestia e la voglia di crescere lo spingono a conoscere, a sapere: così  si incontrerà e scambierà esperienze  con alcuni dei grandi Maestri dei nostri giorni, personaggi  come René Burri, Mario De Biasi e ancora Frank Dituri o Ferdinando Scianna. Le esperienze assimilate saranno importanti per l’autocostruzione del proprio vedere. Con  l’atletica ancora nel cuore, Gaberthuel fa sua la fotografia sportiva, ma intanto... intanto la sua vera natura prende forma e sarà  nella fotografia di paesaggio che il fotografo italo-svizzero troverà  la sua completezza.

   “ Con la sua tecnica magica  - scrive di lui il giornalista Lino Ricci - con la  suggestione che  si sprigiona dai paesaggi in bianco e nero, l’artista ha estratto la materialità dalla realtà fisica, riducendo l’immagine all’essenziale del suo vero volto spirituale.”

E così è infatti, la realtà fisica delle cose ritratte , i paesaggi , acquista nelle immagini di Gaberthuel una dimensione nuova:  quella realtà viene interpretata, anzi stravolta, per ben due volte.  La scelta del bianco e nero già di per sé uno sconvolgimento della realtà, dato che la percezione dell’immagine avviene sui toni dei grigi e non sui colori come nel reale.  Ma  nel bianco e nero l’autore si spinge  oltre:  approda all’onirico, all’astrazione. La scelta della pellicola all’infrarosso spoglierà le immagini dal loro significato di documento, rappresentazione, memoria... ora è interpretazione... personalizzazione... arte.

La fotografia si è piegata: l’universo naturale degli alberi, dei prati, delle nuvole, del cielo non sono più il significato del paesaggio, ma sono la rappresentazione metafisica, metaforica, allegorica,  della realtà mistificata. Ormai l’immagine parla un altro linguaggio, Gaberthuel ci trascina nell’atmosfera irreale dell’essenza delle cose e dell’armonia dell’universo. L’artista raggiunge l’obiettivo della comunicazione attraverso una estrema economia di segni: l’essenziale. L’atmosfera viene creata dalla sapiente costruzione dei toni che prendono forma decisiva in fase di stampa, in camera oscura. Spesso i soggetti sono quanto di più elementare ed ovvio si possa riprendere ed è attraverso la sensibilità, l’intelligenza e la raffinatezza di Gaberthuel che impariamo, gustando le sue immagini, che nulla è banale, nulla è scontato, anche le scene più semplici racchiudono in sé un universo da contemplare.

Il tratto caratteristico delle immagini che conosciamo di Gaberthuel è la lirica, lirica come denominatore comune.  Il genere lirico infatti, o se preferite l’atteggiamento lirico dell’autore, è quello più prepotentemente personale, soggettivo, libero, spontaneo. L’autore da corso all’espressione di se stesso, la realtà ritratta è in verità solo un’occasione.  Ma se la concezione lirica di Hegel non bastasse ad aiutarci nella lettura delle immagini del fotografo svizzero, il ricordo di una frase di Croce - l’espressione lirica è tout court identificata con la poesia, con la sintesi di sentimento e forma - ci riporta subito sulla giusta via per una chiare lettura ed interpretazione dei lavori di questo artista.

La natura estremamente riservata, quasi timida, di Walter Gaberthuel, non ha  comunque impedito all’autore , ormai italiano, di misurarsi sul piano del confronto con  altri fotografi,  dal 1980  infatti, come vuole una certa tradizione, partecipa a Saloni Nazionali: è trionfo. Spinto dal successo varca le Alpi ed anche nei Saloni Internazionali la sua fotografia riscuote  il giusto riconoscimento.  Hong Kong, Regno Unito, Stati Uniti, ed ancora, Singapore, Andorra, Spagna e Romania  aprono le porte alla fotografia all’infrarosso di Gaberthuel che continua così a collezionare applausi, medaglie, diplomi , attestati ed onorificenze.  Fortunatamente però, l’innegabile successo non ha modificato quell’uomo dalla natura riservata, forse un po’ timida che continua a regalarci sogni di una realtà che è lì...  dietro l’angolo.